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lunedì 4 agosto 2025

Puccinia coronata Corda, 1837 su Cynosurus cristatus L.


Nel pantano di Montalto, che rappresenta la torbiera più a sud d'Europa, insiste Cynosurus cristatus L. dove alcuni individui sono colpiti dalla ruggine Puccinia coronata Corda, 1837.

In foto le lamine fogliari colpite che manifestano i sori (uredini) come piccole macchie giallo/nerastre e le spore microscopiche -ingrandite 400 volte- che prendono il nome di urediniospore.






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FDA, 2025

[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Francesco D'Aleo

sabato 2 agosto 2025

FERROBATTERI NEL TORRENTE SAN VINCENZO


Leptothrix ochracea Kützing, 1843

Il genere Leptothrix include batteri filamentosi che prosperano in ambienti acquatici dolci, specialmente quelli ricchi di ferro, con pH neutro o leggermente acido e scarse concentrazioni di materia organica.
Il loro nome, "filamento sottile" in greco, descrive perfettamente la loro forma. Una delle loro peculiarità è la capacità di produrre guaine extracellulari di polisaccaridi, che si mineralizzano con ossidi di ferro e manganese, dando loro un aspetto rugginoso e fornendo una struttura per biofilm.
 
Questi batteri sono ossidatori del ferro (FeOB), in grado di convertire il ferro ferroso (Fe²⁺) in ferrico (Fe³⁺) e il manganese (Mn²⁺) in ossidato (Mn⁴⁺) per ottenere energia, causando la precipitazione di questi ossidi nelle guaine.
 
Alcune specie, come Leptothrix ochracea (che vediamo in foto), mostrano mixotrofia, potendo vivere sia come chemiolitotrofi, ossidando il ferro, sia come eterotrofi, utilizzando composti organici, e persino fissando CO₂ in modo autotrofo. Grazie a questa versatilità, si adattano a nicchie ricche sia di ferro che di carbonio organico, giocando un ruolo cruciale nel ciclo del ferro e del manganese negli ecosistemi acquatici e influenzando la chimica dell'acqua attraverso la formazione di tappeti microbici.







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FDA, 2025
Olympus BM51 400x-1000x
CC e CF

[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Francesco D'Aleo


FERROBATTERI IN ASPROMONTE


Anche lungo il torrente Menta è possibile, in alcuni anfratti caratterizzati da stillicidio continuo, ritrovare abbondanti le fioriture di ferrobatteri. Alla vista si presentano come un massa "fangosa" di colore rugginoso per poi rivelarsi, solo microscopicamente, come batteri filiformi.
 
Qualche viandante può essere sorpreso da questi rivoli rossastri e potrebbe scambiarli per qualcosa di poco piacevole. La nostra montagna è piena di segreti e alcuni di questi non si possono vedere direttamente, ma solo intuire. Vi consiglio, quando camminate, di portarvi sempre un piccolo contenitore in modo tale da prelevare quello che vi può apparire più strano, sarò felice di dare un'occhiata ai vostri campioni. Ci potrebbero essere belle sorprese.
 
ps: anche nel libro Guida alla Flora dell'Aspromonte del prof. Giovanni Spampinato, che non può mancare nella libreria di ogni frequentatore della montagna, a pagina 63, proprio nell’illustrare una piantina di capelvenere, viene fotografata una fioritura di ferrobatteri.




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FDA, 2025

[Questo lavoro è concesso in licenza con CC BY-NC-ND 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visitare https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ ] Foto: Francesco D'Aleo


domenica 30 giugno 2024

Marciume nero radicale della carota (Chalara thielavioides Peyron syn.: Chalaropsis thielavioides)


Cari amici,
ci è capitato di osservare su carote conservate in frigo lo sviluppo di macchie nere. Queste si riferiscono al marciume nero radicale sostenuto da Chalara thielavioides Peyron (syn.: Chalaropsis thielavioides).
Quando le carote sono infette da Chalara sono più suscettibili ad altre malattie ed acculano nei loro tessuti isocumarina che le rende amarognole. Ovviamente non vanno consumate.
 
Microscopio Optika b-290, 40x
Blu di metilene, Eosina







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Osservare la mitosi negli apici di cipolla


Cari amici,
è possibile osservare in autonomia le diverse fasi del ciclo mitotico. Qui ve ne propongo un facile protocollo. Lasciare radicare una cipolla in un bicchiere riempito con acqua di rubinetto e rivestito con carta stagnola per qualche giorno. Tagliare qualche apice dalle radici della cipolla, preferendo tra tutti gli apici più giovani (frammenti corti circa 1 cm). 

Con le pinzette trasferire gli apici in una piastra Petri, contenente una soluzione di acido cloridrico (va benissimo l’acido muriatico usato per uso domestico). Incubare per 15 minuti a temperatura ambiente. Con le pinzette spostare gli apici in un’altra piastra Petri, contenente acqua deionizzata, ed incubare per 2-3 minuti a temperatura ambiente. Questo passaggio serve per eliminare le tracce di acido. Con le pinzette trasferire gli apici radicali sul vetrino e schiacciarli in modo da ridurne lo spessore (se si possiede del colorante blu di metilene/eosina è possibile aggiungerlo in questa fase). Coprire il vetrino porta-oggetto con il vetrino copri-oggetto, evitando di introdurre bolle d’aria e asciugare l’acqua in eccesso con carta assorbente. 

Osservare il preparato al microscopio ottico per individuare le cellule vegetali in attiva divisione, partendo dagli obiettivi a minor ingrandimento per poi passare a quelli a maggiore ingrandimento. Nelle immagini sottostanti sono indicate alcune fasi del ciclo mitotico.








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sabato 29 giugno 2024

Ustilago sp. su piantine di Panico strisciante.


Cari amici,
mi è capitato di osservare Ustilago sp. su piantine di Panico strisciante. Le Ustilago sono carboni (ovvero funghi) ossia parassiti che infettano i germogli fiorali della pianta conferendole un aspetto deforme dal colorito brunastro.





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Mal bianco del Platano (Microsphaera platani Howe)


Cari amici,
mi è capitato di osservare il mal bianco del platano (Platanus orientalis L., 1753). Questa condizione è causata da un fungo (Microsphaera platani Howe) che produce sulla superficie fogliare delle caratteristiche macchie cotonose.
Al microscopio si possono apprezzare masse di conidi e conidiofori.







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Mal bianco della quercia (Microsphaera alphitoides Griff. et Maubl)


Cari amici,
ieri mi è capitato di osservare il mal bianco della quercia.
Questa condizione è sostenuta da Microsphaera alphitoides Griff. et Maubl., 1910 (forma conidica Oidium quercinum) che è un fungo fitopatogeno della famiglia Erysiphaceae ed appunto, agente eziologico dell'Oidio o Mal bianco della quercia.
 
I sintomi si manifestano sulla pagina superiore delle foglie sotto forma di macchie biancastre (a volte così ampie da interessare tutto il lembo) in corrispondenza delle quali l'epidermide della foglia ingiallisce e poi necrotizza.

Le foto sono effettuate con microscopio Optika b-290, 40x (ovvero ingrandite 400 volte).






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venerdì 28 giugno 2024

Erba di San Giovanni arbustiva (Hypericum androsaemum L.) colpita dalla ruggine Melampsora ipericorum


Cari amici,
oggi durante una camminata in Aspromonte, ci è capitato di osservare l'Erba di San Giovanni arbustiva (Hypericum androsaemum L.) colpita dalla ruggine Melampsora ipericorum* (de Candolle) Schröter, 1871.
 
Melampsora è un genere di ruggini che colpisce diversi ospiti, tra i quali la comunissima Mercurialis annua L. Nelle foto è possibile apprezzare, sulla superficie abassiale della foglia, gli ecidi alcuni dei quali vuoti (la maggior parte degli ecidi sono ipofili, pulvinati, gialli, 0,5 mm) e microscopicamente le eciospore.
 
*Uno studio del DNA ha dimostrato che la ruggine di Hypericum calycinum, hircinun e androsaenum non appartiene alla specie hypericorum ma ad una ancora sconosciuta e presumibilmente alloctona (Beenken & Senn-Irlet).







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mercoledì 26 giugno 2024

Uromyces geranii (de Candolle) Otth & Wartmann, 1847 su Geranio dei boschi (Geranium sylvaticum L.)


Cari amici,
ieri durante una camminata in loc. Rumia abbiamo raccolto alcuni campioni di Geranio dei boschi (Geranium sylvaticum L.) colpito da una ruggine.
 
All'analisi microscopica abbiamo potuto attribuirla al genere Uromyces e probabilmente si tratta Uromyces geranii (de Candolle) Otth & Wartmann, 1847

Sulla pagina inferiore della foglia erano visibili molti teleutosori (neri) ed uredosori (marroni), e infatti al microscopio era possibile apprezzare sia teliospore (marrone scuro e parete più spessa) 15-33 x 15-40 µm sia uredospore (ialine e spinulose) 19-25 x 21-33 µm






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sabato 22 giugno 2024

Cancro dello stelo causato da Botrytis cinera (Pers., 1794)


Cari amici,
i gerani se coltivati in condizioni non idonee possono essere colpite da un fungo virulento che ne causa il disseccamento rapido. Oggi l'ho potuto osservare su alcune piantine che avevo in balcone.
 
Questa condizione è data dal cancro dello stelo causato da Botrytis cinera (Pers., 1794). B. cinerea è un fungo della famiglia Sclerotiniaceae, parassita che attacca moltissime specie vegetali. È comunemente nota come marciume grigio o muffa grigia

Le masse di ife invadono i tessuti interni della pianta comportandone di fatto il soffocamento e l'annerimento.
 
Nelle foto una parte di stelo colpita e due immagini microscopiche eseguite con Optika b-290, 40x.




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Puccinia coronata Corda, 1837 su Cynosurus cristatus L.

Nel pantano di Montalto, che rappresenta la torbiera più a sud d'Europa, insiste Cynosurus cristatus L. dove alcuni individui sono colp...