Il Mycobacterium tuberculosis è l'agente eziologico della tubercolosi umana, malattia altamente contagiosa anche conosciuta come tisi, che affligge il genere umano dagli albori delle civiltà. M. tuberculosis rappresenta uno dei patogeni di maggior successo nella storia dell'evoluzione, apparso circa 3 milioni di anni fa (malattia dunque più antica della peste) ha origine nel cuore dell'Africa dove avrebbe cominciato ad infettare i primi ominidi. Come nessun altra malattia la tubercolosi ha segnato il destino del genere umano e riferimenti alla patologia vengono riportati dagli Egizi ai Romani fino ai giorni nostri.
Il M. tuberculosis assieme ad altri micobatteri definiti "tubercolari" (ovvero in grado di causare nell'ospite specifico una malattia sovrapponibile alla tubercolosi umana) vengono raggruppati all'interno di un "complesso" definito appunto "complesso tubercolare" o Mycobacterium tuberculosis complex. Tutti gli altri micobatteri (se ne conoscono oltre 130 specie per di più si tratta di microrganismi ambientali), trovano il loro habitat predefinito appunto nell'ambiente e vengono indicati come "micobatteri non tubercolari o MNT" precedentemente conosciuti meglio come "atipici".
Il laboratorio di microbiologia si avvale di numerosi strumenti per la diagnostica tubercolare e dei MNT, ma la coltura in brodo (Middlebrook) rimane il gold standard per l'isolamento. Una volta isolati, tutti i micobatteri necessitano di essere identificati e accanto alle classiche prove biochimiche oggi le tecniche molecolari sono parte della routine.
Tuttavia una prima distinzione tra membri del "complesso tubercolare" e MNT, per indirizzare meglio la ricerca, può essere fatta dall'attento esame del vetrino ottenuto dalla coltura in brodo e colorato con Ziehl Neelseen.
I micobatteri appartenenti al complesso tubercolare in particolar modo il M. tuberculosis sintetizzano un'enorme quantità di un'acido micolico della parete: il trealosio 6,6' dimicolato importantissimo immunogeno e responsabile della crescita dei bacilli in "cordoni", da cui il nome di "fattore cordale".
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| Estesi cordoni di M. tuberculosis |
Inoltre il trealosio 6,6' dimicolato liberato dalla parete micobatterica si assocerebbe ai lipidi di superficie dei macrofagi, i quali diverrebbero target per i linfociti T. Questo meccanismo sarebbe alla base della estesa produzione di necrosi caseosa.
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| Un cordone in "formazione" |
I MNT pur producendo piccole quantità di questo acido micolico non si aggregano a formare cordoni di dimensioni considerevoli, ma per lo più mantengono la propria individualità e dunque paiono come bacilli isolati.
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| M. avium si noti l'assenza di cordoni |
References:
E. Torrtoli et al. Micobatteriologia Clinica. Seconda Edizione CEA
E. Ishikawa et al. Recognition of Mycobacterial Lipids by Immune Receptors. Trends Immunol. 2016 Nov 23. pii: S1471-4906(16)30180-6. doi: 10.1016/j.it.2016.10.009.
H. Herzog History of Tuberculosis, 1998. Respiration; 65:5-15








