Bolsena in ragione della sua posizione favorevole sulla Via Cassia rappresentava un luogo di sosta per tutti i pellegrini provenienti dal Nord e diretti a Roma per visitare i sepolcri di Pietro e Paolo, nonché quelli dei Martiri della chiesa. La città è già menzionata nell’itinerario di Sigerico (900-994), dove Bolsena è ricordata come Sancta Christina, dal nome del suo martire, la cui tomba è stata onorata nella catacomba scavata sul fianco della collina. Vicino a questa catacomba furono costruiti la chiesa dedicata al Santo, gli ostelli per i pellegrini, le mura e le torri per la loro difesa, affinché il luogo stesso rappresentasse una “fortezza della fede”.
Nell’anno 1263 (il giorno non è noto), un sacerdote, secondo la tradizione di nome Pietro, arrivò al santuario proveniente dalla città di Praga (oggi capitale della Repubblica Ceca). La tradizione riferisce anche che Pietro aveva affrontato un così lungo e difficile pellegrinaggio per rafforzare la propria fede divenuta vacillante, in particolare per quanto riguarda la vera presenza di Cristo ne l’Eucarestia.
Dopo aver pregato con dedizione sulla tomba del Santo, il sacerdote si accingeva a celebrare l’Eucarestia ma proprio durante la Messa i dubbi cominciarono a perturbare la sua mente e il suo cuore, dunque pregò intensamente il Santo affinché intercedesse per lui con il Signore, il quale gli concedesse di non dubitare della reale presenza di Cristo e nel contempo gli desse una fede incrollabile.
Al momento della consacrazione, dopo aver pronunziato le parole del rituale, Pietro innalzò l’Ostia (fig.1) sul calice, la spezzò e in quel preciso momento dall’Ostia spezzata sgorgò del sangue che cadendo copioso macchiò il corporale (fig.2). Il sacerdote sgomento e impaurito interruppe immediatamente la cerimonia e colto da gioia e commozione, avvolse l’Eucarestia nel corporale ritirandosi nella sacrestia. Durante il percorso alcune gocce di sangue caddero e macchiarono i marmi del pavimento e i gradini dell’altare.
Pietro, scortato dai sacerdoti di Santa Cristina e dai testimoni del prodigio, si recò a Orvieto dove in quel momento abitava temporaneamente Papa Urbano IV con la sua corte. Il sacerdote confessato al Papa il suo dubbio chiese perdono e assoluzione. Il Papa inviò subito Giacomo Malatraga, vescovo di Orvieto, a Bolsena, accompagnato, secondo la tradizione, dai teologi Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio per controllare i fatti. Al ponte di Rio Chiaro (oggi Ponte del Sole) il vescovo, ritornato da Bolsena con le reliquie del Miracolo, incontrò il Papa in processione per accoglierli.
![]() |
| Fig.1 - Ostia |
Pietro, scortato dai sacerdoti di Santa Cristina e dai testimoni del prodigio, si recò a Orvieto dove in quel momento abitava temporaneamente Papa Urbano IV con la sua corte. Il sacerdote confessato al Papa il suo dubbio chiese perdono e assoluzione. Il Papa inviò subito Giacomo Malatraga, vescovo di Orvieto, a Bolsena, accompagnato, secondo la tradizione, dai teologi Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio per controllare i fatti. Al ponte di Rio Chiaro (oggi Ponte del Sole) il vescovo, ritornato da Bolsena con le reliquie del Miracolo, incontrò il Papa in processione per accoglierli.
![]() |
| Fig.2 - Corporale |
Il papa fu scortato dal clero di Orvieto, dai dignitari della sua corte e da una grande folla che agitava rami d’ulivo. Inginocchiato Urbano IV ricevette le lenzuola imbevute di sangue che furono collocate nel sacrario della cattedrale di Santa Maria, suscitando la commozione e la gioia di tutti.
Il pontefice stabilì la festa del Corpus Domini con la bolla “Transiturus de hoc mundo” dell’11 agosto 1264 fissandola al giovedì dopo l’ottava della Pentecoste.
Nel 1950 sono stati identificati i resti dell’ostia, il corporale, oltre a vari frammenti di lino. Il miracolo di Bolsena divenne presto il più famoso del secolo, e la sua rappresentazione più famosa si trova in un affresco di Raffaello, nelle Stanze Vaticane, nel quale anacronisticamente papa Giulio II assiste alla messa di Bolsena (fig.3).
![]() |
| Fig.3 - Affresco |
Le testimonianze dell’apparizione di sangue su indumenti, cibo, oggetti si sono succedute per secoli. A Legnaro, ad esempio si ebbe la comparsa di “sangue” su della polenta nella casa di un contadino, Antonio Pittarello, con grande stupore e paura che si diffuse ben presto per tutto il paese. Il fenomeno della “polenta sanguinante” si diffuse ben presto anche in altre case. Padre Pietro Melo, inviato dalle autorità ecclesiastiche ad indagare questo caso di possibili “infestazione diaboliche”, affermò in una breve nota che la sostanza rossa era un prodotto di fermentazione.
L’università di Padova, incaricò delle indagini una commissione scientifica e Vincenzo Sette, medico della cittadina di Piove, concluse che alla base del fenomeno doveva esserci una muffa Il giovane farmacista Bartolomeo Brizio, studiando indipendentemente l’argomento, riconosceva la presenza di un organismo vivente, che egli fu anche in grado di fare riprodurre, e che battezzò Serratia marcescens. Serratia in onore del dimenticato fisico fiorentino Serrati che inventò una il motore a vapore nel 1787; marcescens perché il microrganismo, giunto a maturazione e dopo avere prodotto un pigmento dall’intenso colore rosso, marcisce e si decompone velocemente in una massa viscosa, di aspetto mucillaginoso.
Il pigmento rosso fu isolato nel 1929 e gli venne attribuito il nome di “prodigiosina”. Serratia marcescens oggi rappresenta un microrganismo ubiquitario, facilmente isolabile con metodiche di microbiologia classica. Rappresenta anche un patogeno opportunista in determinate condizioni cliniche e in diverse parti del mondo è stato responsabili di epidemie nosocomiali tra degenti affetti da deficit del sistema immunitario o patologie concomitanti (fig.4).
References:![]() |
| Fig.4 - Serratia marcescens da campione clinico |
The Miracle of Bolsena – ASM News, 60 (4), 187-191(1994)
Cicap – https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=101350
Soria C et al. Serratia marcescens outbreak in Neonatal Intensive Care Unit: Guayaquil, Ecuador. Rev Chilena Infectol. 2016 Dec;33(6):703-705




Nessun commento:
Posta un commento